SALVIAMO L’ARIA CHE RESPIRIAMO

E’ solo da pochi anni che conosciamo con maggior precisione le caratteristiche dell’aria che respiriamo e la sua influenza sulla salute delle persone. Con l’incremento e l’industrializzazione e quindi della produzione di componenti inquinanti, sia gassosi che pulviscolari, il problema del mantenimento della purezza e della salubrità dell’aria si è fatto via via più pressante. Ora diverse norme legislative tentano di proteggere l’ambiente dai rischi alla salute provocati da sostanze immesse dall’uomo nel ciclo della natura e dotate di potere dannoso per la salute. Il problema principale è che non si può prevedere una regola generale per ogni luogo. Questo perché l’inquinamento atmosferico è secondario a tutta una serie di fattori che variano da luogo a luogo e nello stesso luogo da stagione a stagione addirittura da giorno in giorno.

I principali fattori da prendere in considerazione sono: la latitudine, l’altezza sul livello del mare, la temperatura, la ventosità, la quantità di sostanze immesse e la loro natura, se gassosa o corpuscolata. Un ruolo biologico del tutto indipendente e parallelo a quello dell’inquinamento vero e proprio è il capitolo degli "aero-allergeni", che sono particelle naturali non inquinanti ma dotate di potere allergizzante sull’organismo umano. A questo ci si riferisce soprattutto ai pollini o polveri varie come quelle delle abitazioni, micofiti, derivati epidermici animali, sporefongine ecc. nonché allergeni di origine professionale.

I veri inquinanti invece possono essere classificati secondo l’origine:

  1. Combustioni domestiche o industriali per riscaldamento
  2. Attività industriale
  3. Traffico motorizzato
  4. Fumo di tabacco in ambienti chiusi
  5. Sostanze radioattive
  6. Altri misti
I maggiori e più comuni contaminanti aerei di origine industriali sono: tutte sostanze emesse particolarmente dai processi di combustione. La loro pericolosità e la loro azione dannosa sono legate a molti fattori tra cui per esempio la solubilità nei liquidi: quanto maggiore è quest’ultima tanto più facile è la protezione dei polmoni a causa dell’assorbimento delle sostanza inquinanti da parte delle prime vie aeree. E’ importante anche l’umidità dell’aria in quanto alcuni di questi contaminanti possono combinarsi con l’acqua e dare luogo a sostanze diverse più o meno inquinanti rispetto a quella d’origine.

Lo zolfo presente in atmosfera si ritiene essere per 2/3 di origine vulcanica naturale e per 1/3 di origine industriale proveniente principalmente dall’uso di combustibili contenenti zolfo quali il carbon fossile e il petrolio.

Inquinante importante e molto nocivo è l’ ossido di carbonio per la sua nota azione di combinazione con l’emoglobina per dare composti tossici per la respirazione. L’ossido di carbonio presente in atmosfera per il 90% è di origine naturale e solo il 10% é di origine industriale e da scarichi automobilistici. Tale gas se disperso in atmosfera ventilata non è nocivo in quanto si combina e si trasforma in anidride carbonica innocua ma, se disperso in ambienti chiusi o anche in ambienti aperti in cui esistano inversioni climatiche dell’atmosfera e senza correnti aeree che lo diluiscano può accumularsi nelle aree urbane (tunnel, gallerie ecc.) producendosi in tal modo effetti talora altamente tossici.

Gli ossidi di azoto (ossido nidrico e biossido di azoto) di cui il 10% deriva da produzione industriale vengono in parte dilavate dalla pioggia e in parte interreagiscono formando il cosiddetto "smog fotochimico" prevalente in molte aree urbane che esercitano un azione irritante degli occhi e delle vie aeree superiori. Inoltre darebbero a loro volta, insieme a una serie di reazioni origine a abbondante ozono che reagirebbe con gli idrocarburi e con altre sostanze delle benzine super con formazione di acroleine e altri composti irritanti non ancora definiti.

Gli idrocarburi sono emessi nell’atmosfera per cause naturale soprattutto per la decomposizione di materie organiche dei vegetali delle foreste e in piccola parte per motivi industriali. Gli idrocarburi cosiddetti non saturi contribuiscono maggiormente alla formazione di "nebbie fotochimiche" che interagiscono in modo assai complesso con l’umidità e con le radiazioni ultraviolette con formazione di composti di varia origine e di vario tipo molti dei quali potentemente irritanti per gli occhi e le vie aeree superiori.

Molti di questi idrocarburi inoltre appartengono alla categoria dei policiclici, comprendente molti ben noti e temuti cancerogeni (i quali tra l’altro essendo assorbiti dalle particelle carboniose della fuliggine possono essere presenti nell’aria in uno stato di estrema suddivisione il che ne facilita la captazione a livello dell’alveolo polmonare e l’accumulo nei polmoni).

L’ozono è una forma particolare di ossigeno molecolare il quale svolge un’azione benefica allorché si trova nello strato superiore dell’atmosfera in quanto capace di bloccare la maggior parte dei raggi ultravioletti e diminuire con questo la formazione ad esempio di tumori della pelle; è molto dannoso invece allorché si trovi a livello terrestre invece risulta essere il più tossico tra i composti che causano l’inquinamento fotochimico.

Un esempio classico riguardo all’ influenza dei fattori climatici e’ costituito dalla diversita’ patogena dello smog di Los Angeles e quello di Londra: mentre lo smog di Los Angeles ha il massimo di concentrazione in estate con alte temperature, umidità relativa bassa, cielo sereno e inversione termica elevata, lo smog di Londra invece si determina in inverno con scarso soleggiamento, temperatura bassa, umidità relativa molto elevata, nebbia fitta e inversione termica a livello del suolo. Questo fa si che lo smog di Los Angeles, a causa del notevole irraggiamento, produca soprattutto composti nitrosi e solforosi irritanti per gli occhi e per le mucose, mentre lo smog londinese provoca composti diversi che interessano in modo molto grave i bronchi e i polmoni.

La pericolosità dei questi composti londinesi è stata documentata in un caso tipico nel 1952 allorché, dopo alcuni giorni di inversione termica con un intenso stazionamento di smog a livello del terreno si ebbe una impennata dei decessi di oltre il 500% per patologie polmonari e cardiache.

E’ da tenere presente quindi che la composizione originaria dello smog delle città é sovente molto simile ma gli effetti sono estremamente diversi proprio per le diverse situazioni ambientali.

Cosa succede in Italia? L’Italia per sua natura è abbastanza favorita da un clima temperato di tipo mediterraneo. Ciò non toglie che anche da noi, soprattutto in alcune regioni ove esiste una ampia concentrazione di strutture industriali o grandi città con numerosi veicoli produttori di fumi tossici la situazione possa essere critica. Da diversi anni sono stati effettuati rilevamenti che sono serviti per puntualizzare sia la ventosità prevalente nelle varie zone d’Italia, sia la quantità di precipitazioni medie, sia le temperature medie nelle varie zone. La montuosità, l’estensione longitudinale, la presenza di sorgenti vulcaniche fanno si che le situazioni vengano ad essere molto diverse a seconda delle zone.

E’ ben noto come la natura e gli impianti costruiti dall’uomo non favoriscono certamente il nord d’Italia: sia parte del nord-ovest che alcune zone del nord-est vengono a essere ricche di impianti potenzialmente produttori di prodotti volatili potenzialmente dannosi; le leggi attuali fanno si’ che queste emissioni vengano ridotte al minimo mediante appositi impianti di filtraggio, ma non ne annullano totalmente l’effetto inquinante.

Per quanto riguarda le città si è assistito ad una grossa diminuzione di quello che era l'inquinante principale: il piombo presente come additivo nelle benzine normali e super e che era ormai presente in altissima concentrazione nelle atmosfere cittadine. Il piombo è notevolmente diminuito, sono aumentati invece i prodotti solforati prodotti dalle marmitte catalitiche (che sono quelli che in definitiva danno lo smog tipicamente giallognolo di alcune città come Tokio o Los Angeles).

La morbilità e la mortalità dei decessi per malattie polmonari in Italia sono, anche per i motivi suddetti, enormemente inferiori rispetto a quanto riscontrato in diversi paesi del Nord. Poiche’ pero’ si evidenzia un progressivo aumento, e’ necessario che la societa’ si difenda con appropriate misure.

Ma tutte le misure hanno un costo per cui vanno inserite progressivamente e ponderatamenete. C’è un aumento dell’attenzione verso le soluzioni alternative al traffico urbano, (ambiente particolarmente a rischio in quanto gli edifici ne diminuiscono la ventosità e favoriscono il ristagno degli inquinanti) con il passaggio alle benzine "verdi" e in un futuro, forse, a mezzi propulsivi diversi.

E’ auspicabile la progressiva scomparsa del fumo di sigaretta che è produttore di fumi e prodotti volatili altamente tossici il cui effetto patogeno è favorito negli ambienti chiusi.

Per quanto riguarda le produzioni industriali, come si è detto c’è una forte attenzione e una progressiva abolizione dei fumi tossici con costi importanti ma che la società deve accollarsi in quanto necessari per la salute dei suoi componenti.

Per quanto riguarda gli inquinanti allergenici questi sono in parte di origine naturale ma in parte sono anch’essi di origine industriale. E’ molto importante una sorveglianza capillare sul territorio che monitorizzi le incidenze di queste varie forme e ne curi gli effetti dannosi allorché possibile.

Per fortuna molte di queste patologie sono potenzialmente curabili mediante adeguate terapie sia igieniche che farmacologiche. E’ tuttavia necessario ribadire soprattutto per i pazienti immunocompromessi anziani o comunque fisicamente deboli la necessità di soggiorni in ambienti non contaminati, l’abolizione del fumo di sigaretta, l’attento monitoraggio delle condizioni respiratorie, un controllo periodico presso il medico di famiglia.

Daniele Zamperini

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